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Vecchio 07-20-2005, 12:37 AM
Paolo Basaglia
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Predefinito Omosessualità: quel che ne dice la scienza

OMOSESSUALITA': quel che ne dice la scienza.

Risposte:
da Focus n.41

Bibliografia : Simone Le Vay "Le radici della sessualità" Laterza
1994.


Si puo' dire che'omosessualita' sia "contro natura" ?

Nessuno scienziato oggi potrebbe definire "contro natura"
l'omosessualità. Semplicemente perché in natura esiste. È diffusa tra
molti animali, dagli insetti ai cani.

Giorgio Celli, direttore dell'Istituto di Entomologia agraria
dell'Università di Bologna, ha anzi dimostrato che viene ampiamente
usata per tenere sotto controllo la crescita demografica, e che
esistono meccanismi automatici che la fanno aumentare o diminuire
(Studi sui topi). Per molti mammiferi l'omosessualità è anche un
sistema di comunicazione sociale. Le mucche si montano tra loro per
sincronizzare il ciclo riproduttivo. Le femmine di scimmia Rhesus per
stabilire la gerarchia nel gruppo. E qualcosa di simile succede nei
babbuini: quando due maschi si incontrano, l'individuo di grado
inferiore mostra le terga all'altro: si tratta di un'offerta sessuale
per ingraziarselo, spiega Isabella Lattes Coiffmann. Succede una cosa
simile anche nei cani.

Tra gli animali la identità sessuale è d'altronde così instabile che
anche l'ambiente può modificarla, o addirittura l'età, come nelle
cernie. Atteggiamenti omosessuali riguardano anche insetti e
molluschi. Tra le cimici Afrocimex, per es., un maschio inocula i suoi
spermatozoi in un altro maschio, che poi li userà insieme ai suoi, per
fecondare una femmina.

La scoperta più sorprendente l'hanno fatta dei biologi canadesi che
hanno filmato a 2512 m. di profondità nell'Oceano Atlantico, 16 minuti
di amplessi a luci rosse tra due polpi maschi di specie diverse (foto
su n.41 di Focus pag.32).

Quanti sono gli omosessuali?


Non è facile dirlo, gli studi concordano solo su grandi linee. Dagli
ultimi studi pare siano il 4% della popolazione mondiale.
Complessivamente 200 milioni di persone, perfettamente uguali agli
altri 5 miliardi e mezzo, salvo che per le preferenze sessuali.

Il famoso rapporto Kinsey, che risale agli anni 50, calcolò che il 37%
della popolazione americana maschile aveva avuto almeno qualche
esperienza omosessuale intensa (fino all'orgasmo) tra l'adolescenza e
l'età avanzata. Inoltre calcolò che il 10% della popolazione era stato
più o meno esclusivamente omosessuale per almeno tre anni nel corso
della vita. E che il 4% circa della popolazione maschile era stato
sempre omosessuale, dall'adolescenza in poi.

Fra le donne le percentuali erano inferiori solo di poco. Il 13% delle
persone intervistate aveva avuto esperienze chiaramente omosessuali
dopo l'adolescenza. Dall'1 al 3% delle donne nubili e meno dello 0,3
per cento delle sposate erano esclusivamente omosessuali.

Gli studi più recenti sembrano confermare che il 4-5% della
popolazione maschile e il 2-3% di quella femminile è omosessuale per
la maggior parte della loro vita.

L'omosessualità e' presente nella storia?


Nelle società antiche l'omosessualità era in genere accettata. Le
prime tracce storiche sono nella Bibbia". Per la preistoria ci mancano
documenti - dice la antropologa Ida Magli - ma la Bibbia, che nelle
versioni orali risale a 2000 anni a. C. ne documenta la diffusione. Da
allora la cultura ebraico-cristiana è sempre stata quella che più ha
combattuto l'omosessualità.

Che invece era comunemente accettata nell'antico Egitto e privilegiata
nella cultura Greca e poi Romana. I Greci erano culturalmente
bisessuali: consideravano i figli indispensabili alla maturazione
dell'individuo, e per generarli era necessario il rapporto
eterosessuale. Ma il rapporto d'amore propriamente detto e preferito
dai maschi adulti era quello omosessuale, con un patner più giovane,
di solito ("Il simposio" di Platone ne è un esempio).

In altre culture l'amore omosessuale è addirittura segno di
comunicazione col divino. Per lo sciamanesimo è indice di elezione,
segnale di rapporto privilegiato col trascendente".

Erano omosessuali Michelangelo, il musicista russo Chaikovky, lo
scrittore Oscar Wilde, Giulio Cesare e l'imperatore Adriano. Tra le
donne le più famose erano la poetessa Saffo, la scrittrice Virginia
Woolf e Cristina, regina di Svezia.

È ereditaria? Ovvero, è un carattere genetico?


Il ricercatore americano Dean Hamer, studiando l'albero genealogico di
114 maschi omosessuali, ha accertato che il 13,5% dei loro fratelli
era gay. Lo era anche il 7,5% dei cugini maschi e degli zii da parte
di madre. Una percentuale molto superiore a quella della media della
popolazione. L'incidenza nella famiglia paterna è risultata nella
media. Conclusione: l'omosessualità può avere nel 30% dei casi una
base genetica, ed essere erditaria, ma solo per via materna.
Probabilmente responsabile sarebbe un gene del cromosoma X, che
avrebbero individuato in una regione del cromosoma chiamata Hq28.

La genetista italiana Giovanna Camerino ha scoperto il gene della
femminilità "Si chiama Dss ed è potentissimo. È in grado di far
diventare femmina un moscerino con sesso cromosomico maschile". Ralph
Greenpan, un genetista della New York University, ha recentemente
creato in laboratorio un moscerino bisessuale inserendo geni femminili
in alcune zone del cervello dei maschi, che governano l'odorato (molto
importante nella sessualità animale).

Ricordiamo inoltre che un maschio su 20mila nasce con due cromosomi X
e una femmina su 100 mila nasce con un cromosoma Y. Ogni 30mila
nascite un individuo XX, geneticamente femmina nasce con genitali
esterni e interni maschili e femminili, cioè un ermafrodita sterile.
Un maschio su 700 ha due X (=XXY).

Quanti sono , allora, i sessi?


Concludendo : l'omosessualità non è un fenomeno unicamente umano.
Secondo: bisogna smettere di pensare che esistano solo due sessi
principali, maschile e femminile, e un terzo minoritario,
rappresentato dagli omosessuali. In realtà tra i due estremi, il
maschi più virile e la donna più femminile, esiste un'infinità di modi
intermedi di essere. Perché l'identità sessuale non è determinata solo
dal tipo di organi sessuali esterni, ma da un'infinità di fattori
biologici, come gli ormoni, il cervello, gli organi sessuali interni e
i geni. E fattori culturali. E le combinazioni possibili di questi
fattori sono infinite. Il sesso insomma è un puzzle con infinite
possibilità di soluzione. E più d'una può essere alla base della
omosessualità.

Puo' esserci una causa ormonale?


Da "La sessualità in prospettiva psicosociale, ruoli normativi e
devianza"
di Erminio Gius Cleup 1978 Pag. 109

Per quanto riguarda il settore ormonale, se gli ormoni svolgessero un
ruolo importante nell'insorgenza della pulsione omosessuale, si
dovrebbe concludere nell'asserzione che la proporzione degli ormoni
maschili e femminili non deve essere la stessa negli omosessuali e
negli uomini normali.
Dinanzi alla teoria sopra descritta che individuava nella bisessualità
uno squilibrio endocrino attribuendo agli omosessuali maschi un grosso
tasso di estrogeni e agli omosessuali femmine un grosso tasso di
androgeni, le moderne ricerche hanno dimostrato che non esiste affatto
una correlazione dimostrabile tra lo squilibrio ormonico e
l'omosessualità.

Williarn H. Perloff, nella cura clinica di molti casi di persone
sofferenti di squilibri ormonali, ha constatato che nessuno di essi
soffriva di tendenze omosessuali, mentre alcuni omosessuali sono stati
trovati perfettamente normali in questo settore ormonale. Inoltre
l'Autore ha dimostrato che la somministrazione di grandi quantità di
estrogeni a individui maschi normali e di androgeni a individui
femmine normali e la somministrazione di androgeni e di estrogeni
relativamente al proprio stesso sesso non provoca una conversione
dell'orientamento sessuale, bensì ottiene una trasformazione dei
caratteri sessuali secondari nel primo caso e un aumento della libidio
nel secondo35.
Perloff conclude dicendo che l'omosessualità è un fenomeno puramente
psicologico, non dipendente da fattori ormonali, né suscettibile di
cambiamento dell'orientamento sessuale nella dinamica
dell'eterosessualità per l'apporto di sostanze endocrine36. Questa
appare essere l'opinione più comunemente accettata oggi tra le
autorità in campo medico.

Uno studio apparso su "Tempo medico", settembre, n. 95, 1972, p. 17,
sembra invece attribuire l'omosessualità ad un fattore dovuto ad un
alterato metabolismo degli androgeni. Il dottor M. Sydney Margolese
afferma che i fattori sociali e psicologici hanno una importanza
soltanto secondaria nella determinazione e nella genesi
dell'omosessualità. "Esaminando 14 maschi eterosessuali e 10
omosessuali ho costatato - scrive l'endocrinologo americano - che, pur
essendo nei due gruppi quantitativamente sovrapponibile l'escrezione
dei 17-chestosteroidi urinari, era in realtà invertito il rapporto tra
i due metaboliti del testosterone, l'androsterone e l'etiocolanolone.
Precisamente, mentre negli omosessuali erano in media escreti 2,5 mg
di androsterone e 3,5 mg di etiocolanolone al giorno negli
eterosessuali succedeva esattamente l'opposto.
Naturalmente non si poteva dire che l'omosessualità fosse dovuta
all'alterato rapporto tra i due ormoni, diversi tra loro solo per la
posizione dell'idrogeno legato al carbonio 5, ma era lecito sospettare
che esso fosse la spia di qualche alterazione di metabolismo
intermedio degli androgeni".
Il dottor Margolese ha voluto una controprova del legame esistente tra
il dato biochimico e il comportamento sessuale.
Ha sottoposto perciò all'indagine 6 soggetti di cui ignorava
l'orientamento sessuale, facendoli contemporaneamente esaminare dallo
psichiatra che collaborava con lui nelle ricerche, il dottor Oscar
Janiger. Le conclusioni di quest'ultimo concordarono con la diagnosi
fatta dal dottor Margolese solo in base al dato urinario: dei 6, 4
erano omosessuali, 2 eterosessuali. Le ricerche in tal senso procedono
ancora.
Infine, anche per rapporto ad alcune tesi di molti che vedrebbero
nelle caratteristiche fisiche esterne (femminiloidi o viriloidi) dei
segni evidenti della presenza di omosessualità e una sua causa, si
deve dire che esistono caratteristiche somatiche di tipo femminile sia
negli uomini omosessuali che negli eterosessuali e caratteristiche
somatiche di tipo viriloide sia nelle donne omosessuali che in quelle
eterosessuali.

34 A. OVERING, idem,
35 A. OVERING, idem.
36 H. KIMBALL-JONES, idem.





Bye .... Paolo Basaglia (basaglia(a)inrete.it)

--
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